Sulle rive del Tamigi apre il primo Museo dell’empatia al mondo.

01 Settembre 2015

images empatiaIl 4 settembre in occasione del Totally Thames Festival, verrà inagurato a Londra l‘Empathy Museum, un museo che nasce con l’intenzione di sviluppare negli utenti una maggiore sensibilità e empatia verso gli altri, invitandoli letteralmente a mettersi nei panni altrui per un giorno.

Sulle rive del Tamigi, partendo dal quartiere di Wandsworth, a sud di Londra, verrà installato A Mile in My Shoes che letteralmente significa un miglio nelle mie scarpe. Ai passanti verrà chiesto di scegliere un paio di scarpe di uno sconosciuto e di camminare lungo le rive del Tamigi ascoltando in cuffia la storia del proprietario. Questo, secondo uno degli ideatori, Roman Krznaric, aiuterà l’utente a sviluppare una maggiore empatia, capacità che secondo Roman, la società moderna iperindividualista sta perdendo gradualmente.

”La ricerca neuroscientifica rivela che il 98% delle persone hanno la capacità di empatia -. Ma pochi di noi raggiungono il pieno potenziale empatico. La nostra incapacità di valutare il punto di vista, le esperienze e i sentimenti altrui sono alla radice dei pregiudizi, dei conflitti e delle ineguaglianze. L’antidoto di cui abbiamo bisogno è l’empatia” dice Roman.

Dopo la prima installazione londinese, verrà organizzato un tour itinerante in giro per il mondo, ma sarà possibile seguire gli eventi del Museo anche a distanza, sul sito web, dove è già stata attivata una libreria digitale, completa di film e libri che, secondo gli organizzatori, contribuiscono a sviluppare la sensibilità di ognuno.

Non sono però mancate le critiche, tra i critici lo psicologo Paul Bloom, che in un recente pezzo sul New Yorker ha sostenuto che la ‘gut wrench of empathy’  è una base sbagliata per la moralità, ed una forza inefficace per il cambiamento politico. Tra i suoi argomenti Bloom sostiene che l’empatia non funziona molto bene con la distanza (abbiamo più empatia con persone vicine a noi che con quelle lontane e estranee), e che è parziale (entriamo più facilmente nei panni di persone che sono come noi e non in quelli di chi sono diversi da noi) .

La sua conclusione è che dovremmo abbandonare l’empatia e basarci invece sulla ragione e sui diritti per creare un mondo eticamente giusto e democratico: “La ragione è razionale e oggettiva, mentre l’empatia è emotiva e soggettiva e può portarci nella direzione sbagliata”. Accanto a Bloom altri nel dibattito criticano l’empatia il filosofo Jesse Prinz, il commentatore politico David Brooks, lo psicologo Steven Pinker, e l’ex arcivescovo di Canterbury Rowan Williams.

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