Era dal 1937 che la finanziaria di governo non veniva respinta e, a distanza di 78 anni, in Brasile la corte dei conti ha ritenuto irregolare il bilancio presentato dalla presidente Dilma Rousseff in merito all’anno 2014. Ovvia la pronta reazione dell’opposizione, che avanza richiesta di incriminazione.

 

Il debito era in crescita e, per evitare di perdere consensi nel corso della campagna elettorale, la Rousseff ha manipolato la precedente finanziaria, stando a quanto stabilito all’unanimità dai giudici. Una manovra che è risultata fruttuosa, data la sua rielezione ma, col senno di poi, non di certo lungimirante.

 

Il bilancio di governo presenterebbe dei preoccupanti buchi, coperti in maniera provvisoria da fondi ottenuti grazie a prestiti concessi da banche pubbliche. Dinanzi a tale decisione però il governo non accenna a fare alcun passo indietro, sostenendo d’aver agito in piena legalità, seguendo le linee dei bilanci precedenti.

 

Il prossimo capitolo di questa vicenda si svolgerà in congresso, dove verranno inviate le motivazioni dei giudici, la cui decisione non è vincolante dal punto di vista legale. La scelta finale spetterà ai deputati, che decideranno se salvare o meno la Rousseff. Se il congresso decidesse di respingere la finanziaria, si potrebbe imputare la presidente di falso in bilancio.

 

Nella giornata di ieri inoltre è stata autorizzata dalla corte elettorale l’apertura di un’inchiesta in merito alle presunte irregolarità risalenti alla campagna elettorale del 2014 della presidente Rousseff. Se le accuse a carico di quest’ultima dovessero essere provate, si potrebbe giungere alle elezioni anticipate dopo l’annullamento del voto.

 

 

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