CINEMA È VITA – ALLE CINQUE DELLA SERA

CINEMA È VITA – ALLE CINQUE DELLA SERA
Alle cinque della sera

CINEMA È VITA – ALLE CINQUE DELLA SERA  

A cura di Miriam Girardi

 

Alle cinque della sera.
Eran le cinque in punto della sera.
Un bambino portò il lenzuolo bianco
alle cinque della sera.
Una sporta di calce già pronta
alle cinque della sera.
Il resto era morte e solo morte
alle cinque della sera. […]

Questo è l’inizio e anche il filo conduttore del film Alle cinque della sera, la poesia “La cogida y la muerte” di Federico Garcìa Lorca, un lamento funebre per Ignacio Sánchez Mejías, utilizzata per raccontare la situazione dell’Afghanistan del regime post-Talebano.

Un film del 2003 diretto da Samira Makhmalbaf, regista iraniana, che ha vinto con quest’opera, dal titolo originale Panj è asr, il Premio della giuria del 2003 al Festival di Cannes.

La protagonista del film è Noqreh, una giovane ragazza che sogna un futuro da presidentessa, in un paese cambiato e in continuo mutamento dopo la fine di Enduring freedom e la scomparsa degli uomini del mullah Omar.

Lei finge di andare a seguire tutte le mattine le preghiere, rigorosamente coperta dal burqa e invece va a scuola a seguire le lezioni per imparare a leggere e scrivere.

Arrivata a scuola si scopre e calza un paio di scarpe bianche con il tacco eleganti a lei molto care che nasconde tutti i giorni affinchè il padre conservatore non possa vederle.

Pellicola breve, drammatica e documentarista, infatti la regista presenta in più scene la fuga dei pakistani e il loro occupare Kabul. La stessa famiglia di Noqreh dovrà più volte cambiare casa o almeno le macerie che ne restano, perchè arriva un altro gruppo di persone fuggite dal Pakistan che se ne impossessa.

I versi di Lorca si ripetono instancabilmente durante il film come sottofondo alle crude scene che la regista propone di una Kabul divisa tra chi vuole e chi non vuole accettare la novità, tra mine che scoppiano e morti innocenti.

Il padre della protagonista fa parte di quel gruppo di persone che non accetta il progresso e la libertà della donna e decide di non voler vivere più in una città blasfema, di intraprendere un viaggio nel deserto e di fuggire il più lontano possibile.

Il film si chiude sempre con i versi del poeta spagnolo letti dalla ragazza che anche se pur giovane e piena di iniziative quasi da l’impressione di aver capito che fuggendo per lei il futuro sarà ancora una volta più duro da affrontare del previsto.

[…]

Alle cinque della sera.
Ah, che terribili cinque della sera!
Eran le cinque a tutti gli orologi!
Eran le cinque in ombra della sera!

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