CINEMA È VITA – CAPTAIN FANTASTIC

A cura di Miriam Girardi

 

Il primo film del 2017 che la rubrica “Cinema è vita” vi propone non è altro che un’opera cinematografica che ci siamo appena lasciati alle spalle, uscita nelle sale cinematografiche a dicembre 2016, Captain Fantastic di Matt Ross.

Un film che trasuda sapere, passione e cambiamento. Un film in cui traspare con chiarezza il taglio esistenziale tra una società utopica e felice ed una di massa triste e violenta.

Il protagonista, Viggo Mortensen, capobranco della grande cucciolata di sei figli, cerca di proteggerli  dal degrado dell’odierna società, facendoli vivere tra i boschi dello stato di Washington, sottoponendoli a dure prove con esercizi fisici e mentali.

Un padre che fa festeggiare ai figli non il Natale ma il Noam Chomsky day, che per chi non lo sapesse è un grande linguista, filosofo, storico, anarchico, scienziato e teorico della comunicazione dei nostri giorni.

L’uomo vuole imprime ai figli la voglia di mettere in discussione le cose e la vita, non usando le urla e la violenza, ma la ragione e le parole.

Giusto o sbagliato?

Nel film compare anche la visione dell’altra parte del mondo, ovvero di chi crede che il padre abbia sbagliato tutto, non dando ai figli una classica infanzia tra giochi e videogiochi, facendo loro mangiare hambrgher e patatine fritte e la lettura delle clasiche fiabe della buonanotte.

Arriva, però, il momento di fare i conti con la realtà che circonda la famiglia. Si ha quando la madre, affetta da disturbi bipolari, muore e la tribù deve spostarsi per partecipare al funerale. È qui che il film diventa a tutti gli effetti un road-movie.

Tutti insieme, in nome della madre, si spostano con il loro “amico” Steve, uno scuolabus blu, e intraprendono il Fantastico viaggio, portandosi con loro tutto, perfino i libri, perchè per il Capitano di questa missione essi sono lo strumento per combattere l’opulenza e l’ignoranza.

Cominciano a conoscere il mondo, cominciano ad apprezzarne alcune abitudini, ma ad odiarne altre.

Non mi dilungo troppo, perchè è pur sempre bello che da soli scopriate il finale.

Un film che bisogna studiare e capire, senza lasciare commenti a freddo, come quelli di chi definisce il protagonista soltanto un moderno hippy. Il regista delinea a tutti gli effetti un genitore che vuole essere presente per i figli, che li rende autonomi e che non  edulcolora la realtà.

Trama intensa che prende lo spettatore fin dall’inizio. Un fiore all’occhiello, che merita di essere citato, sono le scelte musicali, tra cui si segnala la splendida “Sweet Child O’ Mind” dei Guns ‘n Roses.

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