CINEMA È VITA- IL GIARDINO DI LIMONI

A cura di Miriam Girardi

I films come i libri sono ponti e tramiti per arrivare in posti a noi poco conosciuti, difficili da raggiungere o di cui non abbiamo una vera e propria panoramica e proprio per questo molte volte ci sono i registi che con grande maestria come gli scrittori riescono a plasmare le loro opere e a ritagliare un giusto spaccato della vita quotidiana vissuta lì per farci capire ed aprire gli occhi anche su dolorose situazioni.

Le vicende che conosceremo questa settimana grazie al film Il giardino di limoni – Lemon tree del 2008 del regista Eran Riklis sono quelle del conflitto israelo-palestinese.

Un conflitto politico-militare che vede contrapposti Israele da una parte e la Palestina dall’altra, per dirlo con parole semplici.

Proprio tra questi due blocchi si dirama il film, in quanto la protagonista è una vedova palestinese, Salma Zidane che con coraggio lotta per le sue piante di limoni, unica sua fonte di reddito, che la sua famiglia da generazioni coltiva su di un piccolo appezzamento di terra e dall’altra parte la moglie del Ministro della Difesa israeliano, Mira, che diventa la sua vicina di casa ed amica e che si vede costretta dal ruolo del marito a creare sistemi di allerta e protezione per la sua casa e quindi si richiede alla vedova di poter abbattere i suoi limoni secolari risarcendola in denaro.

La donna si troverà da sola a lottare per la causa: contro avrà i suoi figli che non sono interessati al limoneto di famiglia, soprattutto il più giovane che da quando se ne è andato in America non vuole più essere disturbato dalla vecchia madre; contro avrà i suoi concittadini, che non capiscono perché lei donna da sola e per di più vedova voglia capire e farsi ascoltare dalle autorità, essendo quella una faccenda che solo gli uomini possono praticare; e proprio per l’ultimo punto si farà aiutare da un giovane avvocato con cui avvia anche una relazione sentimentale e per questo avrà ancora di più molte persone contro.

Ma alla fine riesce ad intraprende una battaglia legale, fino ad arrivare alla Corte Suprema dello stato ebraico.

Riklis riesce a far vivere allo spettatore la lotta e la difficile convivenza tra israeliani e palestinesi senza descrivere una guerra, senza far vedere per forza sangue, corpi privi di vita, ma usando un banalissimo frammento di Vita quotidiana, quindi un qualcosa di privato, unico, per far trasparire la tensione presente nell’aria. Un qualcosa di piccolo che diventa irrimediabilmente grande.

Un film dove la donna, anzi le donne hanno un grande ruolo.

Qualcuno ha scritto che il finale è agro, amaro proprio come il gusto del limone, ma dipende da che prospettiva si guardi la situazione, perché tutti i frutti che si addentano, dolci o amari che siano dopo lasciano dei semi e li sta a noi capire come prendercene cura e come farli crescere ed averne grandi aspettative.

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