CINEMA È VITA – LE RICETTE DELLA SIGNORA TOKU

Le ricette della signora Toku

CINEMA È VITA – LE RICETTE DELLA SIGNORA TOKU 

A cura di Miriam Girardi

Il film di questa settimana ci trasporta direttamente in Giappone, durante la fioritura dei ciliegi e facendoci gustare, purtroppo solo con la vista, una della pietanze street-food più caretteristiche del posto, cioè i Dorayaki.

Infatti il titolo della pellicola in italiano Le ricette della signora Toku, in originale è An, ovvero la marmellata di fagioli rossi con cui i dorayaki sono farciti.

Il film della regista Naomi Kawase è del 2015 e viene presentato al Festival di Cannes dello stesso anno, dove non riscontra però tra i critici grandi apprezzamenti.

La storia è abbastanza semplice, ma dolce e delicata proprio come la marmellata.

La regista, audace e controcorrente in tutte le sue altre opere, qui mostra un grande amore per la sua terra, infatti lei stessa ha rivelato che è il suo lavoro più giapponese.

Si consiglia la visione per tre ragioni: la prima è il modo in cui viene proposta la figura di Toku, quella principale, un’anziana lebbrosa, che vive in modo sensoriale tutti gli aspetti della vita che fin a quel momento gli era stata vietata, in un modo appassionato e divertente. Lei che anziana si propone come aiutante a Sentaro, un uomo pieno di problemi, che lavora in un piccolo chiosco che serve dorayaki, non volendo nemmeno la paga completa.

La seconda ragione è l’evento storico che con estremo tatto la regista descrive nel film, ovvero l’isolamento che veniva imposto alle persone lebbrose o affette dal morbo di Hansen, sciolto solo nel 1996 quando gli ultimi malati di lebbra grazie ad una legge poterono lasciare i ghetti i cui erano stati confinati.

La terza ed ultima ragione si ritrova nel terzo personaggio della storia, Wakana una timida ragazzina che ogni giorno visita il chiosco e anche lei se pur giovane vive molti problemi in famiglia, addirittura la madre le vorrebbe far abbandonare la scuola e non farla iscrivere a liceo.

Perchè importante? Perchè grazie a questa figura la regista riporta tre stadi della vita, tre stadi generazionali, il giovane, l‘adulto e l’anziano e crea anche una sorta di famiglia alternativa, quella che nessuno dei tre ha mai avuto, una famiglia che ti supporta nelle difficolttà e che ti vuole bene nonostante le imperfezioni.

Quest’ultimo passaggio si ritrova soprattutto quando Toku deve abbandonare il chiosco, gli altri due l’andranno lo stesso a trovare, il loro legame non si spezzerà mai, neanche alla dipartita della cuoca, anzi sarà più forte, perchè lei ha lasciato un messaggio ai due e agli spettatori, quello di non mollare mai e mettersi sempre in gioco anche quando gli altri non ti accettano.

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