CINEMA È VITA – PARENTI SERPENTI

CINEMA È VITA – PARENTI SERPENTI
Parenti serpenti

CINEMA È VITA – PARENTI SERPENTI

A cura di Miriam Girardi

Per augurarvi Buon Anno vi proponiamo, con quest’ultimo articolo del 2016 uno dei film che ha rispecchiato negli anni in modo assoluto la vita dell’italiano medio durante le festività: Parenti serpenti.

Film del 1991, del regista Mario Monicelli, diventato un classico del cinema italiano.

Ha ricevuto due nomination ai David di Donatello come Miglior produttore a Giovanni di Clemente e Migliore sceneggiatura a Carmine Amoroso con la partecipazione di Suso Cecchi D’Amico, Mario Monicelli e Piero De Bernardi. Nel 1993 vince il Nastro d’Argento per i Migliori costumi realizzati da Lina Nerli Taviani e sempre ai Nastri d’Argento, Mario Monicelli riceve una nomination come Miglior regista.

Un grande film che presenta quel lato oscuro e amaro della società che si nasconde dietro le luci e il fasto delle vacanze natalizie, dietro sontuosi banchetti che non finiscono mai e colori sgargianti.

Un film datato 1990 ma estremamente quotidiano, dove il regista disegna con chiaroscuri una famiglia qualsiasi con i suoi pregi e i suoi difetti.

Voce narrante che guida e presenta i personaggi è un piccolo bambino, Mauro nipotino della coppia che ospita la grande famiglia. L’acutezza nello scegliere il bambino sta proprio nel fatto che lui essendo la voce dell’innocenza, della fanciullezza, senza problemi già fa capire dalle sue parole i problemi e i dubbi che cova su ogni parente.

Ogni componente della famiglia è impregnato di egoismo, odio, rancore e gelosia, gli uni verso gli altri, per la serie che neanche in famiglia si può vivere più con serenità e gioia il Natale e lo stare insieme.

Gli unici che vivono con sincerità i loro sentimenti sono proprio i due anziani, Trieste e Saverio, che purtroppo, soprattutto per il vecchietto che soffre di demenza senile, nessun figlio vuole accogliere e caricarsi sul groppone, anzi pur di non averli con loro sono capaci  di escogitare nefandezze contro i due anziani.

Una commedia d’eccellenza con tratti psicologici, dove si nota una maschera che copre e confonde la realtà.

Non è una commedia qualunque, perché il regista riesce a farci partecipe dell’origine della commedia stessa, azzarderei quella latina, forse grazie ai suoi studi umanisti, infatti proprio come le opere che metteva in scena Plauto, suscita grasse risate su problemi comuni, riesce a saper usare espressioni e figure del quotidiano per generare l’effetto comico e come Terenzio allo stesso modo sa usare con eleganza intrecci più complicati e riesce a mettere in risalto la psicologia umana.

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