CINEMA È VITA – WATER  –  IL CORAGGIO DI AMARE

A cura di Miriam Girardi

 

È facile parlare di verità. Ma vivere secondo verità non lo è affatto.

(Bhagavati)

 

Water – Il coraggio di amare, è l’ultimo film di una trilogia degli elementi con Fire (1996) e Earth(1998).

Pellicola canadese del 2005 diretto da Deepa Metha, vede la storia intrecciata nel lontano 1938 di alcune vedove di Varanasi, in India.

Le donne nel film vivono in un ashram, nella tradizione indiana è un luogo di meditazione e romitaggio, e ancora oggi ne esistono.

Queste dimore nel tempo hanno preso uno spaventoso soprannome: “Le città delle vedove” e la più famosa si trova a Vrindavan.

Qui donne vestite di bianco che vivono in condizioni di miseria, cercano ogni giorno piccole razioni di cibo o denaro ai bordi della strada cantando canti devozionali senza sosta.

Le donne hanno diverse età, la maggior parte di loro viene portata qui, perchè allontanata dalla propria famiglia in quanto una volta diventate vedove non possono più risposarsi e condurre una vita sociale.

Sono invisibili più dei mendicanti stessi. Molte di queste sono bambine che per loro sfortuna hanno sposato uomini più anziani e per questo diventate vedove prima del tempo, come la piccola Chuyia, di soli sette anni, una delle protagoniste del film della Metha.

Nel film ci vengono presentate diverse vedove, ma quella che colpisce è Kalyani, la più giovane ed anche l’unica a cui non hanno rasato i capelli, pratica consueta per le vedove.

Kalyani, tra tutte, viene usata per la sua giovane età per prostituirsi e mantere alcune spese dell’ashram. Viene ogni sera traghettata da un brioso hijra dall’altra parte del fiume, nelle case dei proprietari ricchi.

È un film abbastanza forte e consiglio caldamente la sua visione, perchè da voce come vuole la regista ad un mondo ignoto.

Il racconto prosegue con l’incontro di Kalyani con Narayan, un giovane di bella presenza  seguace di Gandhi. Tra loro nasce subito un profondo sentimento che purtroppo non potrà crescere e proseguire, perchè Kalyani scopre di essere stata al servizio del padre e per la vergogna e il senso di malessere che prova decide di togliersi la vita annegandosi.

Uscendo di scena la giovane e bellissima Kalyani,  Madhumati a capo dell’ashram decide di far prostituire Chuya essendo ora la più giovane.

Shakuntala, vedova devota ed enigmatica, sempre tranquilla e riservata, mai stata ai luridi giochetti di Madhumati lo scopre e corre via tentando di evitare il peggio per la piccola. Purtroppo raggiunge le rive del fiume giusto in tempo per il ritorno di Chuyia traumatizzata.

Camminando per la città con la bambina in braccio viene a sapere che Gandhi si trova alla stazione ferroviaria e in poco tempo decide di salvare la bambina, cercando di donarle se possibile un nuovo e degno futuro.

La stazione è gremita di gente, tutti cercano di ascoltare Gandhi e di poter partire con lui. Shankutala riesce a vedere tra la folla Narayan e in un ultimo atto di protezione nei suoi confronti riesce a lasciargliela e quindi a farla andare via.

Una storia di emarginazione, violenza, solitudine ed umiliazione verso le donne.

Il titolo dato in italiano “Il coraggio di amare” sembra quasi una presa in giro se uno ripensa al tema trattato, invece forse per la prima volta mai titolo fu più giusto.

Avere il coraggio di amare oltre le tradizioni, oltre le leggi che una società può emanare, oltre il grado sociale, oltre i legami familiari e oltre i sopprusi.

Amare la vita e la sua libertà.

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