Quest’oggi è stato approvato il nuovo disegno di legge del ministro Maria Elena Boschi. Il senato ha accettato il documento che consentirà la riforma della costituzione, abolendo il bicameralismo perfetto, consentendo ai due rami del parlamento di usufruire di identici poteri. In fase di votazione 7 sono state le astensioni, 17 i voti contrari e 178 quelli favorevoli. In aula hanno deciso di non prendere affatto parte al voto gli esponenti di Sinistra ecologia e libertà, della Lega, di Forza Italia e del Movimento 5 Stelle.

 

Lo scorso 10 marzo la camera aveva già approvato la riforma, che ora verrà nuovamente sottoposta ai deputati, così da valutare anche i cambiamenti apportati da alcuni emendamenti. Anche senza tali modifiche, una doppia revisione sarebbe obbligatoria, dal momento che il ddl della Boschi andrà a modificare il testo della costituzione. Se la prima revisione poteva risultare positiva semplicemente con la maggioranza, la seconda necessita dell’approvazione di almeno due terzi del parlamento.

 

La composizione del senato cambierà notevolmente, qualora il ddl venisse approvato. I senatori passerebbero da 315 a 100, con la maggioranza eletta dai consigli regionali. 74 saranno scelti tra i consiglieri regionali e 21 tra i sindaci. La maggioranza prevede 95 senatori, il che lascia al presidente della Repubblica il diritto di nominare i restanti 5 (per un mandato che non supererà i 7 anni). Nulla cambierà per gli ex presidenti della Repubblica che, al termine del mandato, saranno senatori a vita. Infine gli stipendi dei senatori saranno interamente a carico delle regioni.

 

il senato diventerà camera regionale, abbattendo il bicameralismo paritario. Lo stato attuale verrà ristabilito soltanto in caso di riforme e leggi costituzionali, leggi elettorali, ratifiche dei trattati internazionali, leggi sul matrimonio e il diritto alla salute e i referendum popolari. Inoltre i senatori non potranno votare la fiducia al governo.

 

Il ddl prevede però anche ulteriori cambiamenti. Verranno introdotti i referendum propositivi e abrogativi (questi ultimi necessiteranno di una raccolta di almeno 800mila firme). La presentazione di una legge popolare prevederà la raccolta di 150mila firme, e il governo avrà diritto di chiedere alla camera di dare la precedenza a taluni disegni di legge. Novità anche sul fronte delle elezioni del presidente della Repubblica. Nei primi tre scrutini sarà necessario un quorum di due terzi, che diventerà dei tre quinti per le successive votazioni. Infine verrà eliminato il Cnel, ovvero il consiglio nazionale dell’economica e del lavoro.

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