Ogni anno in questo periodo si occupano intere pagine di giornale con raccomandazioni varie sul cosiddetto “colpo di calore” e la disidratazione che ne consegue. Non mi è però mai capitato di leggere per la situazione opposta.

Eppure è successo diverse volte che atleti, tra cui maratoneti, calciatori o altri sportivi, siano morti per aver bevuto troppo durante uno sforzo fisico.

Si tratta dunque della condizione opposta alla disidratazione. Si beve tanto per evitare un possibile colpo di calore, ma si ottiene così di abbassare troppo i livelli di sodio cellulare (meno di 135mmol/L)  con la conseguenza di alterare l’equilibrio idrosalino cellulare e di portare a edema e ipertensione fino a un esito letale.

In più il Sodio oltre a essere un importante regolatore dell’osmolarità del plasma, è coinvolto anche nella trasmissione di impulsi nervosi, nello scambio cellulare e nella contrazione muscolare, per cui tutte queste funzioni sono completamente compromesse.

Il consiglio dato dagli esperti è dunque quello di bere solo quando ci sia lo stimolo della sete.

L’EAH inoltre può essere particolarmente insidiosa quando è asintomatica perché l’atleta può passare dunque a miglior vita silenziosamente.

Se invece dovesse essere sintomatica invierebbe segnali tipo: vertigini, nausea, testa vuota e in alcuni casi aumento di peso. Quest’ultimo si manifesta durante l’allenamento dovuto proprio al fatto che i reni non riescono ad eliminare questo eccesso di acqua.

Chiaramente ai primi sintomi si richiede un ricovero immediato, perché solo con gli esami di laboratorio si può valutare la concentrazione di Sodio nel sangue, e stimare se l’iponatriemia è lieve (130-135mmol/L), moderata (129-125mmol/L) o grave (sotto 125mmol/L).

In quest’ultimo caso l’unica soluzione è procedere in maniera cautelativa e monitorando costantemente, con un’infusione endovenosa di soluzione salina ipertonica, per riportare il sodio a livelli normali nell’arco di 24-48 ore e scongiurare il rischio di morte per edema cerebrale.

Il monitoraggio è indispensabile in quanto anche risalire e riportare l’equilibrio salino a valori normali è altrettanto pericoloso quanto la discesa.

Ne deriva così una linea guida (Statement of the Third International Exercise-Associated Hyponatremia Consensus Development Conference, Carlsbad, California, 2015),  sviluppata dalla collaborazione di ben tre società scientifiche europee.