Come si spiega questo generale calo della libertà di stampa a livello mondiale? Christophe Deloire, segretario generale di Rsf, spiega che si tratta della spinta di fattori congiunti, in cui un ruolo fondamentale è giocato dall’azione di gruppi islamisti radicali, come lo Stato Islamico o Boko Haram, «despoti dell’informazione», o, nel caso italiano, dalle ritorsioni della mafia nei confronti dei giornalisti:

«Da Boko Haram all’Isis, attraverso i narcotrafficanti o la mafia, il modus operandi per bloccare la stampa è lo stesso: paura o ritorsioni».
La classifica 2015
Come abbiamo accennato, la posizione dell’Italia nella classifica 2015 della libertà di stampa è preoccupante. Secondo il report di Rsf, la situazione dei giornalisti è peggiorata nettamente nel 2014. Solo per dare alcuni numeri, nei primi 10 mesi del 2014:

si sono registrati 43 casi di aggressione fisica e 7 casi di incendi ad abitazioni e automobili;
si contano ben 129 cause di diffamazione “ingiustificate” contro i cronisti (contro le 84 del 2013).
Nel report viene citata l’organizzazione Ossigeno per l’Informazione, che lo scorso anno ha conteggiato ben 421 minacce a giornalisti (+10% sul 2013):

“Le minacce di morte sono comuni e sono di solito recapitate sotto forma di lettere o simboli, come croci dipinte sulle automobili dei cronisti o proiettili inviati via posta”.
Tra i “predatori della libertà di stampa” Rfs cita la ‘ndrangheta.

Come è la situazione nel resto del mondo? Sul podio, neanche a dirlo, i paesi dell’Europa del Nord, in ordine: Finlandia, Norvegia e Danimarca.

Seguono nella top ten:

Olanda;
Svezia;
Nuova Zelanda;
Austria;
Canda;
Giamaica;
Estonia.
La Francia si posizione al 38° posto, guadagnando una posizione, gli USA al 49°, perdono tre posizioni, mentre il Giappone ne perde due e scende al 61° posto. Il Brasile fa un balzo in avanti e guadagna ben dodici posizioni: sale al 99° posto. La Russia perde quattro posizioni e scende al 152° posto.

Fanalino di coda:

Turkmenistan;
Corea del Nord;
Eritrea.
Pericolosi per i giornalisti anche la Cina (176) e la Siria (177esimo posto).