Nella maggior parte degli alimenti, conservati e non, è inclusa una quantità di sale superiore alla soglia di tolleranza del nostro corpo. Senza pensare che si fa un uso smisurato di sale raffinato, dunque più concentrato e dannoso.

Quello che definiamo sale raffinato è in realtà un surrogato del sale marino, in quanto viene lavato e sbiancato chimicamente fino a ottenere cloruro di sodio con piccole tracce di cloruro di magnesio, solfato di magnesio e calcio aggiunti. Lontano dalle proprietà nutritive del sale integrale.

Attualmente il consumo di sale medio giornaliero è di circa 30 gr al giorno a testa, ma la quantità consigliate dalla FAO è di 5/6 gr al giorno.

Le conseguenze sono relative agli alti valori di pressione arteriosa, problemi renali, ritenzione idrica, edema e conseguentemente problemi cardio-vascolari.

Poichè il sale raffinato è povero di Iodio, di cui è invece ricco quello marino integrale, alcuni sali raffinati vengono integrati con Iodio chimico e anche qui le conseguenze possono essere devastanti: tiroidite autoimmune, ipo- o iper-tiroidismo e alterazioni di funzionalità tiroidea varie.

Le alternative al sale sono tante, è solo questione di abitudine.

Possiamo ricorrere a stratagemmi per sostituirli gradatamente, come cibi speziati. Inoltre, se di coltivazione biologica, le spezie hanno anche effetti terapeutici.

Non dimentichiamo che la scienza è sempre più interessata all’utilizzo di spezie come antitumorali, antiossidanti,  e antibatterici. Una delle più accreditate è la curcuma, spezia indiana che va associata al pepe affinché sia assorbita dal nostro organismo.

Lo zenzero vanta invece tantissime proprietà terapeutiche e si presta bene a un gran numero di ricette sia dolci che salate.

I Semi di sesamo, come già accennato in altri articoli, consentono di realizzare una mistura chiamata gomasio, di origine giapponese, composta per l’80-90% da semi di sesamo tostati e 10% da sale marino integrale.

Altra possibilità è l’aggiunta della salsa di soia, dal sapore aromatico deciso e marcato. Ottenuta dalla fermentazione generalmente di legumi e cereali in acqua e sale.

Infine il miso, ottenuto dalla fermentazione di sola soia, o per aggiunta di cereali come orzo e sale. Già noto nella cucina giapponese da secoli. L’altra importante funzione è quella di contrastare l’acidosi metabolica e di promuovere la digestione e migliorare la flora batterica.