mercoledì, Novembre 30, 2022
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Dante e la prossima celebrazione: via la polvere dalla Commedia!

Dante e la prossima celebrazione: via la polvere dalla Commedia! Sul sito del “Ministero per i beni e le attività culturali e per il turismo” è ancora possibile compilare, fino al 31 dicembre 2019, il modulo per la presentazione di progetti per le celebrazioni dei settecento anni dalla morte di Dante. Sì, sono perlopiù sollecitate associazioni, enti locali, musei, istituti e realtà culturali, ma ognuno di noi può e, meglio, deve sentirsi attivamente coinvolto in questo fermento culturale. Degna di lode è l’iniziativa, nata dalle pagine del Corriere della sera, poi diventata mozione parlamentare, di predisporre un giorno dedicato a Dante: il dantedì. Molto di più può il nostro individuale impegno, non solo per celebrare il sommo poeta e la sua opera, ma per tenere vivo lo stimolo intellettuale che, ancora oggi, traspira da quelle antiche parole e per custodire l’originario, filologico, significato del verbo di Dante.

Non sono rari quei giovani studenti che, all’inizio del terzo anno scolastico, avvicinandosi per la prima volta all’opera dantesca usano un’edizione della Divina Commedia che potremmo definire “di famiglia”; in alcuni casi sono ancora ben leggibili le sudate parafrasi e note dei genitori o dei nonni. La Commedia, però, deve essere di più di un’opera che si tramanda di padre in figlio rispolverata, quasi esclusivamente, per l’uso scolastico. Certo, già Montale, nel discorso tenuto in onore del settimo centenario della nascita di Dante (1965), ricordava che Dante non è moderno, ma poi aggiungeva “il che non può impedirci di comprenderlo, almeno in parte, e di sentirlo stranamente vicino a noi”; dunque, è vero: ci separa da Dante molto tempo e ciò lo rende difficile e ostico, ma è proprio in un complesso rapporto di piani temporali che Montale ne indicava la sua attualità: “noi non viviamo più un un’era moderna, ma in un nuovo medioevo di cui non possiamo ancora intravedere i caratteri”, quasi capovolgendo le parole di T.S. Eliot che asserì di aver preso a prestito alcuni versi di Dante nel tentativo di stabilire una relazione tra l’inferno medievale e la vita moderna (T. S. Eliot, What Dante means to me, 1950). Potremo andare di gran lunga avanti con esempi di illustri poeti che hanno riletto Dante e dimostrata la sua attualità, passeremo per i nostrani Campana, Pascoli, Pasolini, … Majorinoo anche il meno italiano Pound, ma, al fine di sensibilizzare ad una lettura filologica e prepararsi perquelle letture che ascolteremo in chiave celebrativa l’anno venturo, sembra interessante raccontarebrevemente di un’attualizzazione di Dante che, con il senno del poi, definire pericolosa è un eufemismo.

Ricorrevano i preparativi per il sesto centenario della morte di Dante e la macchina della propaganda fascista aveva iniziato già da tempo a diffondere le prime voci di un dantismo in camicia nera. Voci che dopo la celebrazione si fecero sempre più acute. Un esempio è la rilettura di Dario Venturini(1927) del poema in senso fascista: si spinse fino ad identificare nel duce il famoso veltro; nella stessa direzione Pietro Iacopini (Dante e il fascismo nel canto di Sordello, 1929) sosteneva che Dante avrebbe impugnato il manganello contro tutti i socialisti e i comunisti, ma ancora più emblematica è la rilettura del magistrato E. Jovane: nel passaggiio di Paradiso V, 80-81 “uomini siate, e non pecore matte, / sì che ‘l Giudeo di voi tra voi non rida!” individuava “la medesima urgenza attuale rispetto a una pericolosa invadenza” (Dante e il problema ebraico, 1939), proprio da queste riflessioni il verso di Dante sarà estratto per decadere dal Paradiso alla copertina della famosa rivista fascista La difesa della razza. Di non minor conto è l’eco che ebbe l’opera di Dante nella Germania hitleriana: a questo proposito sono fondamentali gli studi dei fratelli Martin e Ulrike Hollender (Die deutsche DanteRezeption 1933-1945 in Publizistik und Wissenschaft: Zwischen politischer Instrumentalisierung und menschlicher Integrität, in “Deutsches Dante-Jahrbuch”, 74, 1999, pp. 13-84) che dimostrano il riuso per una costruzione ideologica del destino imperiale di conquista e dove emerge l’idea di un Dante tedesco, non solo metaforicamente, ma anche in senso letterale. Che dire del fatto che il patto d’acciaio fu cementato proprio con uno scambio di edizioni della Commedia: il Führer ricevette un’edizione del Purgatorio di Nattini-Valdameri e ricambiò con una stampa pregiata nella traduzionedi Karl Witte.

È indubbio: questo rischio oggi non c’è più! Tuttavia, le inside della propaganda, a volte oggi così impercettibili, potranno essere riconosciute e additate solo attraverso una piena conoscenza. Dunque, rispolveriamo Dante!

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