venerdì, 15 Maggio 2026
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Il risveglio delle “Capuzzelle”: dal 18 aprile la magia e il mistero delle Fontanelle tornano alla luce

di Antonio Izzo e Carla Tanzillo

Nel cuore viscerale del Rione Sanità, dove il tufo giallo sembra trasudare la storia millenaria di una città che non ha mai smesso di dialogare con i propri defunti, si riapre un portale rimasto socchiuso per troppo tempo. Il Cimitero delle Fontanelle, l’ossario monumentale che si estende per oltre tremila metri quadrati nelle viscere della terra, torna finalmente alla luce o, meglio, alla sua penombra sacrale, il prossimo 18 aprile. Non è solo la restituzione di un sito archeologico o turistico, ma l’atto di riconsegna di un’anima collettiva a un popolo che, tra quelle navate trapezoidali, ha costruito per secoli un ponte tra l’aldiquà e l’oltretomba. La riapertura, attesa con un fervore che mescola fede religiosa e identità laica, sarà suggellata da una “marcia di comunità” che partirà alle ore 9 da Largo Totò: un corteo guidato dal sindaco Gaetano Manfredi e dall’arcivescovo don Mimmo Battaglia, a testimoniare come il destino delle Fontanelle sia indissolubilmente legato alla rinascita sociale e spirituale dell’intero quartiere.

Le Fontanelle non sono mai state un semplice luogo di sepoltura, quanto piuttosto un rifugio definitivo per gli “invisibili” della storia. 

Nata come antica cava di tufo, la struttura divenne nel tempo il deposito dei resti dei cittadini meno abbienti, di coloro che non potevano permettersi una sepoltura nelle chiese, e soprattutto delle innumerevoli vittime delle grandi pestilenze che hanno flagellato Napoli. In questo scenario di abbandono e cumuli di ossa anonime, è fiorito il rito delle “anime pezzentelle”, una delle espressioni più alte e commoventi della devozione popolare partenopea. Il principio era quello del mutuo soccorso: il vivo “adottava” un teschio, la “capuzzella”, lo puliva con cura meticolosa, lo adagiava su fazzoletti ricamati o cuscini di pizzo e lo circondava di fiori, rosari e lumini. In cambio di queste attenzioni e delle preghiere necessarie per abbreviare il passaggio dell’anima nel Purgatorio, il fedele chiedeva il “refrisco”, il refrigerio spirituale, ma anche protezione, grazie terrene e, non raramente, i numeri fortunati per il lotto. Era un contratto di affetto e convenienza: l’anima appariva in sogno al devoto, rivelava la propria identità e la propria storia, cementando un legame che poteva portare il teschio a essere onorato in piccoli tabernacoli di legno o, in caso di mancata concessione della grazia, a essere restituito al mucchio anonimo in favore di un’entità ritenuta più benevola.

Questa estetica magica e macabra, ha trasformato le Fontanelle in un set cinematografico naturale di impareggiabile potenza visiva. Il cinema, da sempre affascinato dal confine labile tra sacro e profano che si respira nel Rione Sanità, ha attinto a piene mani da questo immaginario. Fu Roberto Rossellini, nel suo capolavoro Viaggio in Italia, a svelare per primo al mondo la suggestione delle cave, dove la razionalità moderna si scontrava con la forza ancestrale del rito. Da allora, il sito è diventato una presenza costante sul grande schermo: Mario Martone vi ha ambientato sequenze cruciali di Nostalgia, conducendo Pierfrancesco Favino in un viaggio alle radici del dolore e della memoria; Claudio Giovannesi, ne La paranza dei bambini, ha mostrato i suoi giovani protagonisti cercare una protezione quasi magica toccando la celebre “capuzzella” di Donna Concetta, il teschio noto per la sua costante lucidità, ritenuto miracoloso, a conferma di come le Fontanelle continuino a essere il palcoscenico ideale per raccontare l’eterno abbraccio tra la vita e la morte che definisce Napoli.

La riapertura del 2026 non è però solo un’operazione di facciata, ma il frutto di un complesso e virtuoso modello di gestione pubblico-privata che ha saputo sanare anni di criticità strutturali e instabilità amministrativa. Con un investimento complessivo di 840mila euro, l’intervento ha visto la sinergia tra il Comune di Napoli, che ha stanziato 200mila euro per la messa in sicurezza, e la cooperativa La Paranza, che ha messo in campo 640mila euro grazie al fondamentale sostegno di Fondazione con il Sud e Fondazione di Comunità San Gennaro.

Un tassello fondamentale del restyling architettonico è rappresentato dalla donazione del piano G124 di Renzo Piano, sviluppato dai giovani talenti dell’Università Federico II, che ha permesso di coniugare il rispetto per l’integrità del sito con le moderne esigenze di fruizione. A partire dal 19 aprile, l’accesso sarà possibile esclusivamente su prenotazione, con orari che rispettano sia il flusso turistico (dalle 10 alle 18, eccetto il mercoledì) sia la dimensione devozionale, con aperture anticipate il lunedì e il venerdì dedicate specificamente ai fedeli che ancora oggi, nonostante il passare dei decenni, sentono il bisogno di sussurrare le proprie pene a quelle “capuzzelle” senza nome.

In un’epoca di globalizzazione e smaterializzazione, il ritorno delle Fontanelle rappresenta un atto di resistenza culturale. Durante la Seconda Guerra Mondiale, tra queste mura di tufo, il popolo napoletano trovò la forza di resistere alla fame e ai bombardamenti, identificandosi nella sofferenza di quelle anime dimenticate. Oggi, la rigenerazione urbana del Rione Sanità passa ancora una volta per questo legame sotterraneo: le leggende di don Francesco il cabalista e della lucida donna Concetta tornano così a intrecciarsi con il presente di una città che non ha paura di guardare in faccia la fine, perché sa che, finché ci sarà qualcuno pronto a pulire un teschio o a offrire un “refrisco” simbolico, nessuno sarà mai veramente perduto nel buio della storia.

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