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Brucia la “Bomboniera di Via Chiaia”: dalle macerie del Sannazaro nasce una sfida collettiva 

di Antonio Izzo e Carla Tanzillo

28/02/2026

Un boato di fiamme, poi il silenzio irreale della cenere. Un incendio di proporzioni catastrofiche ha devastato il Teatro Sannazaro, nel cuore di Chiaia, distruggendo integralmente uno dei simboli più preziosi della tradizione e dell’identità culturale di Napoli. Il rogo ha avvolto l’edificio in pochissimo tempo, propagandosi con violenza fino alla cupola che, divorata dal calore, è crollata rovinosamente sulla platea. L’immagine della “bomboniera di Via Chiaia” sventrata dalle fiamme rappresenta una ferita profonda per l’intera città.

Le operazioni di spegnimento, coordinate dal comandante provinciale dei vigili del fuoco di Napoli Giuseppe Paduano, sono andate avanti per ore, in una corsa contro il tempo resa difficile dalla rapidità con cui l’incendio si è sviluppato. Cinque squadre dei vigili del fuoco sono intervenute insieme alla polizia, allertate da una drammatica telefonata al 113: “Correte, brucia tutto”. 

I primi rilievi tecnici restituiscono un bilancio pesantissimo: si stimano danni per circa 70 milioni di euro. Tra le macerie ancora fumanti si sono recati per un sopralluogo il sottosegretario alla Cultura Gianmarco Mazzi, il sindaco di Napoli Gaetano Manfredi, l’assessore regionale alla Cultura Onofrio Cutaia e il prefetto Michele di Bari. Ad accoglierli, il grido di dolore dei proprietari, Lara Sansone e Salvatore Vanorio: “Non ci abbandonate”.

La Procura di Napoli ha immediatamente aperto un fascicolo affidato al sostituto procuratore Mario Canale. L’ipotesi di reato, allo stato, è di incendio colposo a carico di ignoti. Secondo le prime ricostruzioni, la scintilla potrebbe essere partita da un corto circuito, mentre la rapidità e la violenza del rogo sarebbero state alimentate dalla massiccia presenza di materiali altamente infiammabili all’interno della struttura. Gli accertamenti tecnici proseguono per chiarire con precisione dinamica e responsabilità.

La reazione delle istituzioni è stata immediata. “La piccola grande bomboniera di Napoli tornerà splendida com’era prima”, ha dichiarato il ministro della Cultura Alessandro Giuli, assicurando l’impegno dello Stato per la ricostruzione. Parole di sgomento sono arrivate anche dal presidente della Regione Campania Roberto Fico: “Il rogo del Teatro Sannazaro ci addolora e lascia sgomenti. Un pezzo della storia e dell’identità di Napoli che brucia è una ferita per tutti”. Il sindaco Manfredi ha ribadito la vicinanza dell’amministrazione ai proprietari e alla cittadinanza: “Siamo pronti a sostenere la rinascita del Sannazaro con ogni modalità concreta. Non li lasceremo soli”. Il primo cittadino ha inoltre assicurato che il Comune si sta già adoperando per assistere le famiglie evacuate nelle vicinanze dell’area colpita dall’incendio.

Inaugurato il 26 dicembre 1847 dal duca di Marigliano Giulio Mastrilli nel chiostro della chiesa di Sant’Orsola, il Sannazaro ha attraversato quasi due secoli di storia cittadina segnando tappe fondamentali del progresso tecnologico e artistico. Nel 1888 fu il primo teatro di Napoli a dotarsi di illuminazione elettrica; l’anno successivo ospitò la prima assoluta di ‘Na Santarella di Eduardo Scarpetta, che proprio su quel palco concluse la sua carriera con ‘O miedeco d’ ‘e pazze. Negli anni Trenta divenne trampolino di lancio per artisti leggendari come Eleonora Duse e i fratelli De Filippo, che mossero lì i primi passi verso il successo.

Dopo un periodo di declino, la rinascita arrivò negli anni Sessanta grazie all’impegno di Nino Veglia e soprattutto di Luisa Conte, che restaurarono la sala e la riaprirono nel 1971 con Annella di Portacapuana. Alla morte di Luisa Conte, la gestione è passata alla nipote Lara Sansone e a Mario Sansone, custodi di un’eredità che ha mantenuto vivo lo spirito del Café Chantant e della commedia napoletana, coniugando tradizione e innovazione.

Il Sannazaro non era soltanto un teatro, ma un autentico luogo di aggregazione sociale. Sin dalla Belle Époque aveva rappresentato un crocevia tra cultura “alta”, come l’opera lirica, e cultura popolare, fatta di canzone e varietà, permettendo ai napoletani di riconoscersi nelle storie portate in scena. Negli ultimi decenni, Lara Sansone e Salvatore Vanorio lo avevano trasformato in un centro di produzione contemporaneo capace di far dialogare danza, musica e performance, evitando che diventasse un “museo di sé stesso”.

La risposta del territorio, fortunatamente, non si è fatta attendere. L’associazione Chiaia Community Street ha infatti lanciato il 17 febbraio una raccolta fondi su GoFundMe per contribuire alla ricostruzione: “Abbiamo deciso di contribuire a far rinascere la bomboniera. Un teatro non sono solo le mura, sono le storie di chi se ne prende cura”. In pochi giorni, grazie a 370 donazioni, sono già stati raccolti 8.500 euro.

Parallelamente si è mossa anche la rete nazionale. Sei Teatri Nazionali – Teatro di Napoli, Teatro di Roma, Teatro Stabile di Torino, Teatro Nazionale di Genova, Teatro Stabile del Veneto ed Emilia Romagna Teatro ERT – hanno attivato una campagna di sensibilizzazione congiunta. Nei foyer e sui propri canali ufficiali diffonderanno le coordinate bancarie di un conto dedicato, per consentire a spettatori e appassionati di tutta Italia di contribuire direttamente alla rinascita del gioiello di via Chiaia.

Napoli, ancora una volta, appare ferita ma non piegata, e ha già iniziato a mobilitarsi per restituire alla città uno dei suoi luoghi più identitari.

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