di Antonio Izzo e Carla Tanzillo
Eugenia Carfora non ha mai amato la comodità di una scrivania, preferendo da sempre il contatto diretto con quella realtà cruda che molti preferiscono ignorare. Classe 1960, originaria di San Felice a Cancello, nella provincia di Caserta, ha costruito la sua intera carriera intorno a un impegno sociale che non ammette soste, laureandosi in Scienze dell’Educazione e specializzandosi nel recupero degli studenti più fragili. Il suo percorso è iniziato lungo l’asse della Domitiana, una terra di confine tra Napoli e Caserta segnata da forti tensioni interculturali e abbandono scolastico, dove ha imparato che in certi contesti la scuola deve farsi movimento, andando a cercare i ragazzi fin dentro le loro case, tra le maglie strette dell’emarginazione.
Il legame indissolubile con Caivano nasce ufficialmente nel 2007, quando vince il concorso come dirigente e approda all’istituto comprensivo “Viviani”, nel cuore del Parco Verde. Questo quartiere, sorto dalle macerie del terremoto del 1980 per ospitare gli sfollati delle zone più povere di Napoli (dai Quartieri Spagnoli a Forcella, dalla Sanità a Miano), è stato costruito con quello che Don Maurizio Patriciello ha definito brutalmente, davanti alla Commissione Antimafia, il “cemento della camorra”. Si tratta di un complesso di edifici fatiscenti, nati già fragili, che sono diventati nel tempo il guscio di una delle piazze di spaccio più grandi e feroci d’Europa.
“Se perdo un minuto, perdo un ragazzo” è diventato il suo mantra e il cuore della sua metodologia didattica. Non ha aspettato che le famiglie portassero i figli in aula. È stata lei a bussare alle loro porte, accettando caffè nei salotti dei casermoni per convincere le madri che l’istruzione era l’unica vera via di fuga da un destino già scritto. Celebre è diventata la sua immagine in sella a una bicicletta, mentre con un megafono chiamava i ragazzi per nome sotto i balconi, agendo come un “cane da tartufo” della legalità.
Nel 2013, nonostante la chiusura e l’accorpamento del suo primo istituto a causa del dimensionamento scolastico, la Carfora ha scelto di non abbandonare il territorio. Mentre altri avrebbero cercato sedi più prestigiose e tranquille, lei si è candidata per la dirigenza di un’altra scuola che nessuno voleva: l’Istituto Superiore “Francesco Morano”. Ciò che ha trovato al suo arrivo era lo specchio del degrado più profondo: erbacce alte un metro che nascondevano rifiuti di ogni tipo, vetri rotti, aule svuotate di ogni arredo, un vero e proprio tunnel della droga nel cortile e persino armi sotterrate. Gli insegnanti, demotivati o spaventati, chiedevano il trasferimento in massa e la metà degli iscritti non si presentava mai alle lezioni.
Invece di capitolare, la preside ha avviato una vera e propria bonifica, non solo fisica ma anche morale. Ha imposto un rigore ferreo, chiedendo ai docenti di arrivare sistematicamente prima degli alunni per dare l’esempio di puntualità e rispetto per l’istituzione. Ha combattuto apertamente contro chi, nel quartiere, la chiamava con disprezzo «’a pazza», cercando di intimidirla per mantenere lo status quo. Attraverso una gestione meticolosa e coraggiosa dei fondi europei e del PNRR, l’istituto Morano è stato radicalmente trasformato. Oggi è un polo d’eccellenza che offre cinque indirizzi specialistici (Informatica, Meccanica, Elettronica, Agraria ed Enogastronomia), dotati di laboratori che non hanno nulla da invidiare alle eccellenze del Nord Italia. La bellezza e l’ordine sono stati usati come strumenti pedagogici: mostrare ai ragazzi che esiste un mondo pulito e funzionale è il primo passo per convincerli che meritano di farne parte.
Questa straordinaria storia è stata portata all’attenzione del grande pubblico prima dal documentario di Domenico Iannacone, “Come figli miei”, e successivamente dalla fiction Rai La Preside. Con una magistrale Luisa Ranieri nei panni di una dirigente liberamente ispirata alla Carfora. La miniserie, prodotta da Bibi Film TV e Zocotoco in collaborazione con Rai Fiction e Netflix, ha saputo restituire la tensione emotiva di una donna che ha sacrificato anche la propria vita privata per “sanare i cuori” dei suoi studenti. Il successo travolgente della serie, culminato con il finale trasmesso pochi giorni fa, ha scatenato un dibattito nazionale senza precedenti. Sui social, in particolare su X, migliaia di utenti hanno espresso gratitudine, chiedendo a gran voce una seconda stagione. Ma, come suggerisce il finale aperto della fiction, la vera storia di Eugenia Carfora non ha bisogno di sceneggiature: continua ogni mattina a Caivano, lontano dalle telecamere, dove la sfida per il futuro di un intero territorio si gioca ancora, con ostinazione, tra i banchi di scuola.
04/02/2026



