mercoledì, Novembre 30, 2022
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ANCORA TROPPE VITTIME

I DATI SCONFORTANTI CHE VENGONO DALL'INAIL

Ogni giorno in Italia e nel mondo si perpetua una strage: tante, troppe vite si perdono sui posti di lavoro. E tanti, pur non perdendo la vita, rimangono con cicatrici difficilmente cancellabili sia sul corpo che nella mente.

Si muore un po’ dovunque, nelle fabbriche, nei campi e nelle serre, nei cantieri edili, nei magazzini, in mare, su mezzi di trasporto, nelle strutture ospedaliere, per strada. Oltre al dramma delle vite perse, si consuma il dramma di famiglie pesantemente rovinate dalla perdita dei loro cari.

I numeri, a volte, anche se freddi, riescono meglio di tante parole ad esprimere il dramma che si consumi. L’Inail  ci fa sapere che da gennaio ad agosto 2021 hanno perso la vita  772 lavoratori e lavoratrici (una media di oltre 3 vittime al giorno).

Di questi, 620 sono morte sulle postazioni di lavoro assegnate (pari all’80,3%), altre 152 (19,7%) sono decedute in itinere (nei tragitti casa-lavoro e viceversa, in spostamenti tra due sedi diverse o per recarsi a pranzo e poi rientrare).

Nel 2020 si sono avute 1.538 denunce di decessi (più di 4 al giorno), compresi quelli correlati al Covid. Nel 2019 le morti furono 1.205, 1.279 nel 2018.

Un dato preoccupante sono gli infortuni mortali non censiti. Si ipotizza che circa un terzo degli infortuni mortali sul lavoro non sia denunciato, e che la quota di sommerso sia ancora più rilevante nel settore agricolo e sul fronte degli incidenti stradali.

Le vittime restano in gran maggioranza uomini, con lo stesso tasso per i primi otto mesi 2021 e i primi otto mesi 2020 (89,9%). Nei  due periodi raffrontati le lavoratrici decedute sono passate da 83 a 78 (5, -6,0%), i colleghi da 740 a 694 (46 meno, -6,2%).

Sempre nei primi otto mesi 2021 è sceso il numero delle denunce di decessi di lavoratori italiani (da 700 a 663) e comunitari (da 41 a 25), mentre sono aumentati quelli dei lavoratori extracomunitari,  da 82 sono diventate 84.

Quali sono i settori più pericolosi e le regioni in cui si muore di più sul lavoro?

L’Industria e servizi sono gli unici settori a far registrare un segno negativo nella conta delle vittime (-10,4%, ovvero 75 vittime in meno.

In aumento i morti nel settore Agricoltura (da 70 a 84 denunce e nel settore Conto Stato (+ 10 morti, il +31,2% in pi+).

Dall’analisi territoriale emergono un’impennata di infortuni letali nel Sud (da 165 a 211 casi mortali) e una curva crescente nel Nord-Est (da 161 a 167) e al Centro (da 147 a 150). I cali sono localizzati nel Nord-Ovest (da 265 a 169) e nelle Isole (da 52 a 50 morti).

Ma in quali settori i lavorativi corrono i maggiori rischi per la propria vita?

picchi di infortuni mortali denunciati all’INAIL nel 2020, riguardano imprese di costruzioni (149 assicurati morti), trasporti e magazzinaggio (144), sanità e assistenza sociale (108, con la variabile Covid che ha pesato), fabbriche di prodotti in metallo (42 decessi), aziende alimentari e delle bevande (30). Capitolo a parte lo riserveremo all’esposizione dei lavoratori all’amianto, che riteniamo abbia bisogno di una puntata speciale, in cui trattare un argomento che negli ultimi tempi sta perdendo l’attenzione dei media e di chi ci governa. I riflettori devono essere di nuovo accesi su questo drammatico tema, che procura ancora tanta sofferenza a miglia di lavoratori in tanti settori.

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