La Stazione a Boscoreale: non un luogo, ma una scelta.
Immaginate di vivere in un paese di circa ventiseimila abitanti alle pendici del Vesuvio. Un paese in cui, nel raggio di appena 350 metri in linea d’aria, sorgono ben tre agenzie di onoranze funebri. Un paese in cui, alla Vigilia di Natale, una famiglia viene improvvisamente amputata, per un vile omicidio. Un paese in cui, alle prime luci del 2 novembre, un ragazzo perde la vita a Piazza Pace, sede del Municipio e metafora delle istituzioni.
No, non è l’ambientazione di un nuovo film né l’incipit di una serie dal tono cupo e drammatico: è la realtà che questo paese vive ogni giorno.
Eppure, in questo stesso luogo, un gruppo di giovani da anni porta avanti un progetto di riqualificazione del territorio, operando in uno spazio strappato al degrado urbano e restituendo alla comunità un luogo di incontro e di speranza. Sono i volontari dell’associazione “La Stazione – Stella Cometa”.
La storia
L’associazione “La Stazione – Stella Cometa” nasce nel 2006 grazie all’iniziativa di un piccolo gruppo di volontari di Boscoreale. All’inizio semplice esperienza ricca di passione: mostre, presepi, attività culturali in parrocchia, e l’obiettivo di creare momenti di incontro e condivisione per la comunità.
La svolta arriverà nel 2008, quando i volontari ottengono da RFI il comodato d’uso della vecchia stazione ferroviaria di Boscoreale, chiusa e abbandonata a sé stessa. Il fabbricato versava in una condizione di totale degrado: rifiuti, vandalismi e frequentazioni pericolose avevano trasformato quello che un tempo era un luogo di passaggio e di vita in un edificio irriconoscibile.
Da quel momento inizierà un’altra storia, fatta di lavoro, determinazione e cura. I volontari, insieme a cittadini e piccole imprese del territorio, ripuliscono ogni ambiente, rifanno impianti, infissi, pavimenti e tinteggiature. Un pezzo alla volta, la stazione torna a respirare. E nel novembre del 2009 riapre le sue porte, non più come edificio ferroviario, ma come spazio sociale restituito alla città.
Da quel momento la stazione diventa un luogo vivo, attraversato da persone di tutte le età. Concerti, cineforum, mostre, letture, mercatini, corsi di musica, informatica, danza e lingue, persino una biblioteca popolare. Non è solo un calendario di attività: è un punto di ritrovo, un posto dove ci si incontra, confronta, si impara e si crea comunità. Una storia così bella, però, non poteva essere priva di difficoltà per la mancanza di sostegno pubblico e episodi di vandalismo. Eppure, nonostante tutto, La Stazione è rimasta un esempio concreto di rigenerazione civica, di volontariato autentico, di amore per il proprio territorio. Un luogo salvato dall’abbandono e tornato a vivere grazie alle persone che ogni giorno lo attraversano e lo fanno crescere.
Mercatini di Natale 2025 – Una festa condivisa per tutta la comunità
Il 14 dicembre 2025, La Stazione ha aperto le sue porte ad un evento magico con la nuova edizione dei Mercatini di Natale, che ha visto la collaborazione tra più realtà del territorio, unite dal desiderio di offrire un pomeriggio di festa, creatività e solidarietà.
Fin dall’ingresso, l’atmosfera calda e profumata tipica dei mercatini natalizi: pizze calde, pizze fritte, vin brulé, cioccolata fumante e caldarroste preparate al momento. Sapori semplici e genuini, perfetti per accompagnare una passeggiata tra le bancarelle. Cuore dell’evento, il grande spazio dedicato all’artigianato e all’handmade con piccole opere d’ingegno realizzate dai creativi locali, perfette per un regalo unico e sostenere chi lavora con passione. Accanto all’artigianato anche l’arte, con piccoli vernissage e prodotti artistici, e per i più piccoli laboratori e intrattenimento. L’evento è stato anche occasione di solidarietà: da parte delle associazioni organizzatrici, con vendite solidali e donazioni, a favore della Mensa don Pietro Ottena di Torre Annunziata.
In un paese dove troppo spesso si raccontano solo lutti e silenzi, La Stazione sceglie ogni giorno di raccontare il contrario. Non cancella il dolore, non lo nega, né lo addolcisce. Lo attraversa. Perché riqualificare uno spazio non significa solo rimettere a posto un edificio, ma prendersi la responsabilità di restare, quando sarebbe più facile andarsene.
Ed è forse da luoghi come questo che una comunità può ricominciare a riconoscersi.
di Antonio Izzo e Carla Tanzillo.



