venerdì, 23 Gennaio 2026
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Torna a Napoli La Cantata dei Pastori:

la magia di un’opera viva tra sacro e profano

Di Antonio Izzo

Come da tradizione, anche quest’anno La Cantata dei Pastori torna in scena con una nuova edizione inedita: “Cantata dei Pastori – Per la nascita del Verbo umanato”, firmata da Peppe Barra e Lamberto Lambertini, in programma dal 19 dicembre 2025 al 4 gennaio 2026 al Teatro Trianon Viviani di Napoli. Un’occasione che rinnova il dialogo tra tradizione popolare e teatro contemporaneo, confermando la vitalità scenica di un testo seicentesco capace di restare vivo nel tempo, sospeso tra sacro e profano e profondamente radicato nelle sue origini.

La Cantata nasce, infatti, a Napoli nel 1698 con il titolo Il vero lume tra le ombre, ovvero la spelonca arricchita per la nascita del Verbo umanato, opera del gesuita Andrea Perrucci, che la firma con lo pseudonimo di Casimiro Ruggero Ugone. Il progetto originario aveva una chiara finalità religiosa e pedagogica: contrastare, attraverso il teatro sacro, le forme spettacolari profane del Natale barocco. La prima versione era difatti un dramma colto, dominato da figure allegoriche, angeli e demoni, ma privo di una componente comica strutturata.

È nel corso del Settecento, però, che l’opera subisce una trasformazione decisiva: uscita dai circuiti colti, si radica nel teatro popolare napoletano, contaminandosi con la lingua vernacolare, la commedia dell’arte e l’improvvisazione. In questa fase emergono Razzullo e Sarchiapone, personaggi comici destinati a diventare il contrappunto profano della narrazione sacra della Natività, rendendo la Cantata uno spettacolo capace di parlare al pubblico attraverso il grottesco e il quotidiano.

Tra Ottocento e Novecento la tradizione prosegue, ma viene progressivamente marginalizzata. La svolta arriva nel 1974 con la regia di Roberto De Simone, che riorganizza materiali storici e tradizioni orali, ristabilendo l’equilibrio tra sacro e profano e consacrando Peppe Barra, nel ruolo di Razzullo, come figura simbolo della tradizione napoletana.

Un ulteriore snodo si colloca poi all’inizio degli anni Duemila, con l’edizione del 2003 curata da Peppe Barra e Paolo Memoli. Questa versione segna il passaggio dalla semplice “ripresa” a un’opera stabilizzata: la drammaturgia viene resa più coerente, i tempi scenici più controllati e il comico definitivamente integrato come controcampo umano al sacro. Accanto a questa linea si affermano anche allestimenti essenziali e versioni in forma di concerto, curate da musicisti come Carlo Faiello, che contribuiscono ad aggiornare il linguaggio musicale. Dal 2020 il testo resta sostanzialmente invariato e le “versioni” si definiscono soprattutto attraverso assetti produttivi e scelte registiche. Dal 2021, con la riapertura dei teatri, la Cantata torna stabilmente in scena nella versione storicizzata Barra–Memoli, con Peppe Barra ancora protagonista.

Tra il 2024 e il 2025, la regia di Lamberto Lambertini al Trianon Viviani lavora su un raffinamento dell’impianto scenico, valorizzando la dinamica tra Razzullo e Sarchiapone (interpretato da Lalla Esposito) e rafforzando la coesione tra recitazione e musica. La nuova edizione 2025–2026 consolida questo percorso, unendo le scene di Carlo De Marino, i costumi di Annalisa Giacci, le luci di Luigi Della Monica e un ensemble musicale dal vivo, traducendo la tradizione popolare in una forma teatrale contemporanea.

Dopo secoli di stratificazioni, questa continuità tra le edizioni mostra come la Cantata dei Pastori non sia un’opera statica, ma un testo vivo. Ogni nuova rappresentazione conferma la sua centralità nell’immaginario natalizio campano, trasformando Napoli in un luogo in cui la storia, la musica e la comicità della Cantata continuano a vivere, coinvolgendo generazioni di spettatori e mantenendo intatta la magia della Natività.

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