di Antonio Izzo e Carla Tanzillo
Da Nord a Sud Italia, la notte di Capodanno si è trasformata ancora una volta in un momento di tragedia. Il bilancio del dipartimento di Pubblica sicurezza è drammatico: 283 feriti complessivi, tra cui numerosi con amputazioni, gravi lesioni alle mani, traumi agli arti e al volto, e danni agli occhi e all’udito, e purtroppo un decesso.
E gli animali? Chi ci pensa a loro? Ogni anno, mentre gli esseri umani celebrano l’arrivo del nuovo anno con botti e fuochi d’artificio, decine di animali domestici e randagi soffrono in silenzio. “Immaginate cosa può accadere a un uccellino, a un topolino, alle papere. Saranno morti decine di piccoli animali e quelli sopravvissuti resteranno nascosti fino a chissà quando”, racconta Shari Crivellari, volontaria di Bolzano, in un’intervista per Il Dolomiti. “Alcuni cani sono scappati dalla paura, decine di proprietari sono dovuti restare a casa con i loro amici a quattro zampe terrorizzati. Alcune persone hanno trascorso il Capodanno abbracciate a cani spaventati. Non è normale, non è possibile e non è civile”.
E non sono solo gli animali a subire le conseguenze della tradizione dei botti. Anche oltre confine, in Svizzera, la notte di Capodanno è stata segnata da un terribile incidente: un incendio scoppiato nel locale Le Constellation a Crans-Montana durante una festa, ha provocato almeno 40 vittime e 119 feriti, molti dei quali giovanissimi. Tra i coinvolti ci sono anche 14 italiani feriti e 6 dispersi, alcuni trasferiti negli ospedali italiani in condizioni gravi. La causa? Una “fontana scintillante” applicata a una bottiglia di champagne avvicinata al soffitto.
Ma da dove nasce la nostra fascinazione verso questa tradizione così radicata? I fuochi d’artificio non sono nati per puro divertimento: le loro origini risalgono infatti all’antica Cina. Durante la dinastia Han, bastoncini di bambù venivano gettati nel fuoco e, esplodendo, producevano un rumore fragoroso, considerato in grado di scacciare gli spiriti maligni. Con l’invenzione della polvere da sparo, quei rituali rumorosi si trasformarono in veri e propri spettacoli pirotecnici. Col tempo, questa pratica si diffuse dall’Asia all’Europa e, attraverso scambi commerciali e culturali, raggiunse il resto del mondo, diventando una tradizione consolidata nelle feste pubbliche e private. A Capodanno, il loro significato si è ulteriormente rafforzato: i botti simboleggiano l’allontanamento delle energie negative, la speranza di un anno nuovo più sereno e la celebrazione di una rinascita.
Eppure, nell’epoca contemporanea, la festa si accompagna a un prezzo pesante. Vittime. Un’altra di queste è l’ambiente, che paga un prezzo altissimo: polveri sottili, metalli pesanti e residui chimici peggiorano la qualità dell’aria e contaminano inevitabilmente suolo e acque.
E allora ci chiediamo: possiamo davvero celebrare l’inizio dell’anno con gioia, se il costo è così alto? Non esistono modi più sicuri e rispettosi per festeggiare? In molti paesi europei si stanno già sperimentando alternative spettacolari ma innocue: spettacoli di luci, droni e proiezioni, che mantengono l’emozione della festa senza il pericolo dei botti.
Cosa stiamo aspettando? Ci si può davvero divertire anche senza fuochi d’artificio. Le feste sono fatte di compagnia, di risate condivise, di momenti di gioia vissuti insieme.
Ai gestori dei locali e agli organizzatori di eventi: pianificate bene, sappiate quante persone saranno in strada e nel vostro locale, e investite nella sicurezza. Tra tutta quella gente, potrebbero esserci i vostri parenti, i vostri amici, e ricordate che un cliente che si sente al sicuro e sereno tornerà, mentre trascurare questi aspetti può avere conseguenze drammatiche per tutti.
In fondo, iniziare l’anno nel modo giusto non significa solo celebrare, ma farlo senza rischi inutili. Meglio cominciare con un sorriso… che senza una mano.



