giovedì, 16 Luglio 2026
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Scampia, cedimento nel cantiere della Vela Rossa: paura nella notte, evacuate 300 persone

di Antonio Izzo e Carla Tanzillo

Il cantiere per lo smantellamento delle Vele di Scampia è stato teatro di una notte di forte apprensione a causa di un improvviso cedimento strutturale che ha interessato la “Vela Rossa”, il mastodontico edificio situato nella periferia settentrionale di Napoli.

Intorno alle ore 22:30 del 19 maggio 2026, un imponente blocco di sette piani, riconducibile alla struttura del vano ascensori, si è distaccato dal corpo principale del fabbricato e si è abbattuto al suolo. L’edificio, completamente disabitato, si trovava in fase di abbattimento dallo scorso dicembre nell’ambito delle opere di riqualificazione dell’intera area. Il violento impatto della porzione di cemento armato ha generato un boato assordante, avvertito distintamente dall’intera popolazione del quartiere. Molti residenti della zona, colti dal panico a causa delle vibrazioni e delle oscillazioni indotte dal crollo, si sono riversati in strada temendo si trattasse di una scossa sismica o dell’esplosione di un ordigno. La pioggia di detriti provocata dallo sgretolamento del blocco ha investito in pieno un attiguo condominio di sei piani situato in via Pietro Gobetti, fortunatamente senza provocare vittime o feriti tra la popolazione civile.

L’allarme è scattato immediatamente, mobilitando un massiccio dispiegamento di soccorritori coordinato in Prefettura dal prefetto di Napoli, Michele di Bari, rimasto in costante contatto con le forze sul campo. Sul luogo dell’incidente sono intervenuti i Vigili del Fuoco, gli specialisti delle squadre USAR incaricati di ispezionare le macerie per escludere la presenza di persone coinvolte, la Polizia e il personale della Protezione Civile regionale. Per ragioni di massima sicurezza e in via del tutto precauzionale, le autorità hanno disposto l’evacuazione immediata dello stabile adiacente colpito dai calcinacci, allontanando momentaneamente dalle proprie abitazioni circa trecento persone suddivise in quarantasette nuclei familiari. La macchina dei soccorsi ha risposto con prontezza: la Protezione Civile ha allestito una tendostruttura di accoglienza provvisoria e posizionato torri faro per illuminare il cantiere, mentre la Municipalità ha organizzato la distribuzione di pasti caldi sfruttando il canale della refezione scolastica. L’erogazione dell’energia elettrica nella zona era infatti venuta meno a causa della distruzione di una cabina elettrica secondaria travolta dal ribaltamento del manufatto.

Nel corso delle ore successive la situazione è andata progressivamente normalizzandosi grazie al lavoro dei tecnici. I controlli statici tempestivi eseguiti sull’edificio evacuato hanno escluso danni strutturali, confermandone la piena stabilità e l’assenza di rischi per l’incolumità pubblica. Anche le verifiche condotte sulle reti dei sottoservizi hanno escluso lesioni alle condotte idriche e del gas. Con il ripristino della corrente tramite un gruppo elettrogeno di emergenza fornito da E-Distribuzione, l’assessora regionale alla Protezione Civile, Fiorella Zabatta, ha potuto confermare il progressivo rientro a casa della quasi totalità delle famiglie sfollate. Soltanto quarantanove residenti della scala F del civico 121, rimasti isolati per l’ostruzione dell’ingresso principale da parte delle macerie, hanno dovuto attendere la serata prima di poter accedere nuovamente ai propri appartamenti. Già dalle prime luci dell’alba, operai e pompieri hanno avviato la rimozione dei calcinacci e la messa in sicurezza dell’area impiegando pale meccaniche e numerosi camion.

Questo nuovo incidente riaccende inevitabilmente l’attenzione sulla complessa e tormentata storia urbanistica del complesso residenziale delle Vele, edificate tra gli anni Sessanta e Settanta e divenute nel tempo il simbolo del degrado strutturale e sociale della periferia napoletana. Delle sette strutture originarie che componevano il lotto, cinque sono già state rase al suolo nel corso degli anni passati. La Vela Rossa rappresenta l’ultimo gigante di cemento destinato all’abbattimento definitivo, mentre l’unica struttura che rimarrà in piedi sarà la Vela Celeste, individuata per una futura riconversione in uffici pubblici. Proprio quest’ultima era stata al centro delle cronache nel luglio di due anni fa a causa del tragico crollo di un ballatoio che aveva provocato tre morti e undici feriti, una ferita ancora aperta nella memoria del quartiere. Oggi il destino e il riscatto dell’intera area sono legati alle sorti del “Progetto ReStart Scampia”, un massiccio piano di rigenerazione urbana finalizzato a mutare radicalmente il volto del territorio. Il programma prevede la cancellazione definitiva dei vecchi palazzoni degradati e la successiva costruzione di 433 moderni alloggi popolari a impatto energetico zero. La nuova pianificazione non si limiterà alle sole soluzioni abitative, ma integrerà nel rinnovato tessuto urbano ampi spazi verdi pubblici, un mercato rionale, un polo scolastico e aree destinate all’agricoltura sociale con orti e frutteti comunitari, nel tentativo di restituire dignità e servizi essenziali alla comunità locale.

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